Recensioni al romanzo "I Ciccioni Esplosivi"


La recensione di Gian Paolo Grattarola su Mangialibri è consultabile online.

La recensione di Roberto Sturm su Intercom è consultabile online.

La recensione di Chiara Bertazzoni su Thriller Magazine è consultabile online.

La recensione di Ramona Corrado su La poesia e lo spirito è consultabile online.

La recensione di Alessandro Cartoni su Carmilla Online è consultabile online.

La recensione di Francesco Fortunato su Terza strada è consultabile online.



Recensione di Raimondo Montesi su Il Resto del Carlino

Cercate un libro originale e divertente? Un romanzo che trasudi fantasia e umorismo da tutti i pori?
Allora puntate su "I ciccioni esplosivi" di Pelagio D'Afro (edizioni Montag) che fin dal titolo e dalla copertina naif incuriosisce e intriga.
Già, la copertina: agli anconetani il "fumetto" dirmato da Manuela Maggi salterà subito all'occhio, perché la Dorica, seppur iper stilizzata è ben riconoscibile. Ci sono il Duomo, la Mole e Porta Pia, mentre in cielo svolazzano i fatidici "ciccioni" pronti a deflagrare.

Dietro la sigla Pelagio D'Afro si celano quattro scrittori di Ancona e dintorni: Alessandro Papini, Roberto Fogliardi, Giuseppe D'Emilio e Arturo Fabra. Papini e Fogliardi sono due dei componenti di un altro autore collettivo, quel Paolo Agaraff che nel 2003 pubblicò per la Pequod "Le rane di Ko Samui", breve ma godibile romanzo di cui Valerio Evangelisti firmò la (entusiasta) recensione. Protagonisti erano tre maldestri vecchietti anconetani, personaggi tanto riusciti da meritare un ritorno sulle scene. E così, "I ciccioni esplosivi" si rivela il "prequel" del precedente lavoro.
L'ambientazione, però, è del tutto diversa.
Dalla Thailandia si passa a una misteriosa città, chiamata Gomitona (in greco gomito si dice Ankon...). E' qui che si dipanano le incredibili vicende che vedono come protagonista lo sgangherato trio: vicende dai toni umoristici e dal ritmo incalzante, in un riuscito mix di giallo e noir, commedia satirica e thriller fantapolitico. I ciccioni del titolo sono persone decisamente obese, che all'improvviso esplodono. Si pensa a un serial killer (Cicciobomber), ad attentati di stampo islamico, finché i tre arzilli anzani, coinvolti per caso nelle indagini, non scopriranno la verità, addirittura risolvendo il caso a modo loro. Il filo conduttore del romanzo è il gusto di mettere sotto la lente deformante dell'ironia i protagonisti e comprimari della nostra società. Molti luoghi (e anche alcuni personaggi) di Ancona sono riconoscibili.




Recensione di Giampaolo Milzi su L'Urlo

Nel 2003 la PeQuod pubblica il romanzo d’esordio di un autore collettivo marchigiano, Paolo Agaraff, intitolato “Le rane di Ko Samui”. Il breve ma godibile romanzo, prefato da Valerio Evangelisti, ha un discreto successo soprattutto grazie alla caratterizzazione dei protagonisti, tre strambi vecchi anconetani. Dopo questa opera prima, Agaraff si è dedicato ad altri romanzi e racconti, lasciando i tre vecchi a loro stessi. Tuttavia, i personaggi erano troppo ghiotti perché restassero confinati in quest’unica vicenda, e meritavano di animare altre storie. Si sono fatti carico di questo compito un ginecologo di Gubbio, un docente del Panzini di Senigallia e due terzi di Agaraff stesso; quindi, grazie alla Montag di Tolentino, casa editrice giovane ma molto attiva nel panorama italiano, è disponibile in libreria “I ciccioni esplosivi” di Pelagio D’Afro, ambientato in una misteriosa Gomitona, città adriatica dotata di porto, duomo e lazzaretto, che la bella copertina dovrebbe aiutare a individuare.Un po’ di confusione? È comprensibile: sia Agaraff sia Pelagio sono autori multipli; Agaraff è trino, Pelagio è addirittura composto da quattro scrittori: Giuseppe D’Emilio, Arturo Fabra, Roberto Fogliardi e Alessandro Papini. Si tratta quindi di una nuova esperienza di scrittura a più mani, nata nel laboratorio creativo fondato da Agaraff: la Carboneria Letteraria (www.carbonerialetteraria.com). Ma torniamo a “I ciccioni esplosivi”. Il romanzo, dai toni umoristici e dal ritmo incalzante, sviluppa una trama che mescola vari generi: dal noir, alla commedia, dal romanzo filosofico alla fantapolitica. Il filo conduttore è uno sguardo ironico sulla nostra società, che ne evidenzia contraddizioni e grottesche pulsioni, come la fobia per gli attentati terroristici, la mania di sentirsi sodi e scattanti, la ricerca spasmodica di sesso a pagamento. Il tutto in un melange di riferimenti letterari e cinematografici, spesso nascosti e incrociati. Come suggerisce l’ammiccante citazione di Voltaire in epigrafe, i tre vecchi protagonisti sono la personificazione di un moderno Candide, alle prese con un mondo sempre più assurdo. Insomma, un romanzo sopra le righe, che usa con buoni risultati la chiave dell’eccesso e dello sberleffo.




Recensione di Alessandro Morbidelli su Roma Noir

Quando esplodono i ciccioni – Il Noir a coriandoli di Pelagio D'Afro

Capita di leggere romanzi noir dove il vero personaggio principale è la città in cui avviene la vicenda. Ecco che il noir allora diventa un manto elegante ed enorme che si appoggia sui profili dei palazzi, scende ai lati delle case, scivola per strade e per vicoli, si insinua tra gli stipiti delle porte socchiuse, tra le fessure dei pavimenti. Altre volte, invece, il luogo si annulla, sbiadisce al passaggio di personalità forti, che trattengono addosso le storie e con queste plasmano la propria figura in un movimento primigenio fatto di voci e di vicende. Protagonisti di nero ammantati che, appunto, il noir lo indossano come un cappotto e, con il bavero sempre alzato, anche sotto il sole cocente, vivono e soprav-vivono nella e alla letteratura.

Nel caso de “I ciccioni esplosivi” il noir è un tiro di coriandoli.

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Recensione di Ermanno Lolli su Il falco letterario

Leggere questo romanzo è un po’ come muoversi all’interno di una scena dipinta da Bruegel il Vecchio: puoi trovarti di fronte una folla di personaggi, sovente dai tratti caricaturali, colti nel bel mezzo dell’azione, attori di una scena vorticosa e frenetica.

I ciccioni esplosivi (Edizioni Montag, 2009) di Pelagio D’Afro (nome dietro al quale si celano le identità di Giuseppe D’Emilio, Arturo Fabra, Roberto Fogliardi, Alessandro Papini) esibisce da subito, e mantiene fino in fondo, il carattere di una narrazione veloce, iperbolica, incalzante e funambolica, tutta incentrata intorno alle misteriose deflagrazioni di persone particolarmente “in carne” nella città di Gomitona, e sulle quali indagano i tutori dell’ordine della Polizia di Stato e attorno alle quali ruota una varia umanità composta da prostitute, fondamentalisti islamici, un terzetto di anziani indiavolati (già protagonisti di Le rane di Ko Samui, edizioni Pequod), belle donne e rifiuti umani.

Una vicenda in perenne equilibrio tra verosimiglianza e assurdità, elementi mai disgiunti, il cui forte intreccio produce lo scivolamento dal realismo ad un iper-realismo, che costituisce forse la cifra più evidente del romanzo.

Una considerazione analoga può adattarsi anche alla galleria dei personaggi, che, come in una pellicola felliniana, risultano tutti caratterizzati da tratti marcati, da una forma di eccesso, da un “troppo” congenito: troppo libidinosi, troppo fanatici, troppo repressi, troppo emarginati, troppo opportunisti; tranne uno, il più autentico, il commissario Iaccarino, il cui tono dimesso e l’atteggiamento defilato nascondono una profonda passione umanistica (è un dantista) e la capacità di compiere azioni eccezionali che preferisce tenere ben nascoste. Due piani di esistenza machiavellicamente paralleli per sopravvivere ad una realtà che ci viene fornita trasfigurata già a partire dall’uso dei toponimi (Gomitona, Celtallia, Fellinia..) volutamente facili da ricondurre alle città della costa marchigiana e in particolare al capoluogo, di cui ci vengono fornite descrizioni folgoranti e corrosive, e del quale sono particolarmente espressione i tre anziani che costituiscono un traballante ma inscindibile sodalizio, e che attraversano la vicenda come tre Magi assolutamente privi di una stella cometa, tra momenti di fibrillazione e tentativi di soddisfacimento di appetiti culinari o sessuali, sempre disincantati e particolarmente ricettivi nei confronti di quei segnali che la vita continua a inviare; tutto però opportunamente filtrato da una necessaria forma di cinismo, utile per la sopravvivenza in una realtà dominata da una sfrenata ricerca dell’utile, dal fanatismo, dall’esaltazione di modelli irraggiungibili, dunque assurda.

La bella copertina del romanzo è di Manuela Maggi. La prefazione, non a caso, è di Paolo Agaraff.




Recensione di Stefania Nardini su Il corriere nazionale

Avete presente la formula “scoppiare di salute”? Ebbene, non è esattamente ciò che capita ad alcuni residenti sovrappeso di una città marchigiana, che, coinvolti in una serie di inspiegabili esplosioni, finiscono per addobbare la città con i loro poveri resti. Esiste forse un “cicciobomber”? Oppure si tratta di un nuovo tipo di kamikaze al servizio del terrorismo islamico? Dovranno scoprirlo, tra gli altri, un ispettore innamorato di Dante Alighieri, un'affascinante prostituta e tre vecchi squinternati. Il romanzo I ciccioni esplosivi analizza in maniera disincantata e divertente - ma spietata - le contraddizioni della nostra società.